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È da quasi un secolo che l’uomo in seguito allo sfruttamento intensivo della terra e all’uso dei concimi chimici praticati nell’Agricoltura Intensiva (AI) cerca di individuare se esiste un’alternativa “compatibile con la Natura”. Nel tentativo di ovviare all’AI sono nate diverse pratiche agricole: dalla biodinamica, alla biologica, all’integrata. Lo scenario dell’agricoltura mondiale prevede molteplici diciture e spesso è difficile districarsi in termini di differenza tra Agricoltura biologica, Agricoltura biodinamica (Rudolf Steiner 1861-1925), Agricoltura integrata o produzione integrata, Permacultura (Bill Mollison), Agricoltura Naturale (Masanobu Fukuok), e le neonate CSA (Comunità di supporto Agricolo).

Tentiamo di capire le principali caratteristiche, affinità e peculiarità.

AGRICOLTURA BIODINAMICA

L’agricoltura biodinamica è un marchio registrato della società tedesca Demeter International il cui marchio si trova impresso in etichetta e garantisce che i prodotti agricoli siano stati prodotti mediante i principi fondati da Rudolf Steiner tra i quali:

  • la Terra è un organismo vivente il cui stato di salute dipende dal rispetto delle sue esigenze e dei suoi ritmi;

  • ogni vegetale contribuisce allo sviluppo sinergico dell’ecosistema circostante: di qui la scelta di attuare la coltura mista invece della monocultura

  • pratica l”introduzione di insetti predatori e favorisce la nidificazione di uccelli attraverso la posa di cassette sugli alberi, in modo che questi si cibino di larve, afidi o altri insetti infestanti

  • fa largo uso del compostaggio per ottenere ottimo humus e irriga il terreno con preparati assolutamente naturali per aumentare la fertilità del terreno

  • pone molta attenzione alle fasi della luna al momento della coltura poiché sembra avere relazioni importanti, anche se non ancora del tutto dimostrate scientificamente, con l”esito delle coltivazioni.

In un certo qual modo l’Agricoltura Biodinamica include L’Agricoltura Biologica, nel senso che un prodotto biodinamico è necessariamente anche biologico (non il contrario).

L’AGRICOLTURA BIOLOGICA è regolamentata secondo il regolamento CE n° 834/2007. Con certificazione biologica si dichiara che essa deve:

  • basarsi sul principio che le piante devono essere essenzialmente nutrite attraverso l’ecosistema del suolo

  • impiega concimi naturali come il guano, il letame e il “sovescio”, cioè l”interramento di particolari piante a scopo fertilizzante

  • utilizza antiparassitari naturali a basso o nullo impatto ambientale (es. solfato di rame) e la consociazione, ovvero la coltivazione in parallelo di piante sgradite l”una ai parassiti dell’altra vietando l’impiego di diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi di sintesi

  • riduce al minimo il rilascio di residui nel terreno, nell’aria e nell’acqua, conservando la naturale fertilità del suolo e salvaguardando la biodiversità

  • non prevede l”impiego di OGM

  • prevede la rotazione delle culture in modo che lo stesso terreno non esaurisca tutte le sue risorse nutrizionali ma si rigeneri in continuazione

 L’allevamento biologico

Il regolamento europeo, a tal proposito, dichiara che esso deve:

  • incentivare la diversità biologica delle razze allevate

  • scegliere razze resistenti alle malattie che non necessitino di farmaci, in grado di adattarsi alle condizioni locali e caratterizzate da un alto livello di vitalità

  • rispettare le esigenze comportamentali tipiche di ogni razza animale garantendo libertà di movimento e di socialità

  • nutrire gli animali con foraggi, cereali, mangimi o erba prodotte secondo le norme dell”agricoltura biologica, evitando assolutamente forzature alimentari , cibi OGM o sottoprodotti animali

 L’ AGRICOLTURA INTEGRATA o PRODUZIONE INTEGRATA

È un sistema agricolo di produzione a basso impatto ambientale caratterizzato da alcuni aspetti significativi:

  • la fertilizzazione prevede sia l”utilizzo di materiali organici che la concimazione chimica evitando però il fenomeno del dilavamento e dell”inquinamento delle falde acquifere

  • la lavorazione del terreno viene compiuta evitando il fenomeno dell”erosione

  • il diserbo tende ad evitare sostanze chimiche prediligendo le false semine che stimolano lo sviluppo delle piante infestanti che poi vengono eliminate per via meccanica tramite uno strumento noto come erpicature

  • al posto di pesticidi o antiparassitari si utilizzano strategie naturali di lotta agli insetti dannosi attraverso la confusione sessuale o l’inserimento di altri insetti che siano loro predatori senza arrecare danno alle coltivazioni.

L’AGRICOLTURA NATURALE è l’agricoltura del “non fare”, basata sul concetto che il terreno tende naturalmente ad aumentare la sua fertilità, in quanto le piante rendono al terreno più di quanto tolgono. Prevede l’abolizione di ogni tipo di lavorazione del terreno, cura colturale o trattamento fitosanitario. Il lavoro dell’agricoltore si limita alla semina ed al raccolto. Al terreno deve essere restituito quanto più possibile di ciò che ha prodotto, per cui per esempio la paglia dei cereali viene lasciata sul suolo. Il terreno rimane perennemente inerbito con una leguminosa di bassa taglia su cui si può seminare direttamente cereali, ortaggi, alberi da frutto.

LA PERMACULTURA (nel mondo Permacoltura). Detta anche agricoltura Permanente è basata sull’idea di organizzare i vari elementi del territorio (uomo, sole, acqua, edifici, piante, animali) in modo da stabilire tra loro rapporti funzionali e reciprocamente benefici al fine di raggiungere un ecosistema in equilibrio, dove siano ridotti al minimo l’input energetico e l’intervento umano.

LE CSA sono Comunità di supporto agricolo sviluppatesi in molte forme e modelli a difesa di un cibo buono, pulito e giusto). In questo progetto consumatori e coltivatori sono co-attori di un unico sistema di produzione locale di cibo che si basa su tecniche di coltivazione rispettose dell’ambiente e del suolo, che minimizza l’uso di componenti chimici e che sostiene le piccole aziende locali di qualità (prodotti a km 0).

Approfondimento Etichette BIO:

Il nuovo logo europeo, anche conosciuto come “Euro-leaf”, è diventato obbligatorio per tutti i nuovi imballaggi a partire dal 1° luglio 2010. Lo scopo principe di questo logo, definito “Logo di produzione biologica dell’Unione europea” dal Reg. CE n. 271/2010, è quello di fornire visibilità ai cibi e alle bevande biologiche, unitamente ad un sistema di garanzie che sia effettivamente percepito dai consumatori, e che può essere sintetizzato come segue:

  • almeno il 95% degli ingredienti agricoli sono stati prodotti con metodo biologico; solo in questo caso può comparire la parola “biologico” o una sua abbreviazione nella denominazione di vendita del prodotto;

  • il prodotto è conforme anche alle regole del sistema di controllo e certificazione, approvato da ogni singolo Stato membro;

  • il prodotto proviene direttamente dal produttore (se sfuso) o è preparato in una confezione sigillata;

  • il prodotto porta il nome del produttore, del preparatore o del venditore ed il numero del codice dell’organismo di certificazione che ha effettuato il controllo dell’ultima operazione prima dell’immissione in vendita.

DIMENSIONI e COLORI: dimensioni minime 13,5 x 9 mm (L x H); eccezioni possono essere concesse per confezioni di ridotte dimensioni, in tal caso il logo deve essere di 9 x 6 mm (L x H). Il colore che deve essere utilizzato è il verde (Pantone 376 o quadricromia C/M/Y/K 50/0/100/0). Può essere ammesso il bianco/nero solamente quando non è fattibile l’utilizzo a colori.

PRODOTTI PER I QUALI IL LOGO E’ OBBLIGATORIO: il logo europeo è obbligatorio per tutti i prodotti biologici preconfezionati certificati in conformità al regolamento europeo 834/2007 e composti almeno dal 95% di ingredienti biologici.

PRODOTTI PER I QUALI IL LOGO E’ FACOLTATIVO: il logo europeo è facoltativo sui prodotti biologici importati da Paesi terzi.

PRODOTTI PER I QUALI IL LOGO NON E’ UTILIZZABILE:

  • i prodotti con meno del 95% di ingredienti biologici (per questi prodotti è possibile riportare il riferimento al metodo biologico unicamente nella lista degli ingredienti, con un chiaro riferimento a quelli biologici, unitamente all’indicazione della percentuale degli ingredienti bio);

  • i prodotti composti principalmente da ingredienti della caccia e/o della pesca;

  • i prodotti in conversione;

  • i prodotti biologici che non rientrano nel campo di applicazione del regolamento CE 834/2007, quali ad esempio i prodotti della ristorazione collettiva, i mangimi ad uso professionale e gli alimenti per animali da compagnia (pet-food), i prodotti tessili, i prodotti cosmetici e le alghe coltivate diverse dalle alghe marine.

  • , i mangimi ad uso professionale e gli alimenti per animali da compagnia (pet-food), i prodotti tessili, i prodotti cosmetici e le alghe coltivate diverse dalle alghe marine.

I CODICI DI CONTROLLO: nello stesso campo visivo del logo biologico deve essere indicato il numero di codice dell’organismo di certificazione, come attribuito dallo Stato membro. Nel nostro caso si tratta di IT BIO 009, dove: IT è il codice ISO dell’Italia; BIO è un termine che stabilisce un legame con l’agricoltura biologica; 009 è il numero di codice attribuito dal MiPAAF a CCPB.

L’INDICAZIONE DI ORIGINE: quando è utilizzato il logo comunitario (anche nei casi di uso facoltativo), nello stesso campo visivo del logo ed immediatamente sotto il numero di codice dell’organismo di certificazione deve apparire l’indicazione del luogo dove le materie prime dei prodotti sono state coltivate. Questa indicazione può essere abbreviata con le diciture “agricoltura UE” o “agricoltura non UE” o una combinazione di entrambe “agricoltura UE/non UE” o il nome di un Paese specifico – europeo o extra europeo – in cui siano state coltivate tutte le materie prime.

L’ABBINAMENTO CON ALTRI LOGHI: il logo di produzione biologica dell’Unione europea può essere associato con altri elementi grafici o testuali che si riferiscano all’agricoltura biologica, a condizione che non sia cambiata o modificata la natura del logo stesso. Questo vale anche quando si associa un logo privato o nazionale legato all’agricoltura biologica.

SOLO IN ITALIA: il legislatore nazionale ha disposto che i prodotti ottenuti in Italia debbano recare altre indicazioni aggiuntive. In particolare, il codice di controllo deve essere preceduto dalla dicitura “Organismo di controllo autorizzato dal MiPAAF“; deve essere inoltre indicato il numero di codice attribuito dall’OdC all’operatore “Operatore controllato n. xxxx“.

a cura di: L.C.

Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Ripartizione 2015

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